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cesare pardini
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22 anni, studente universitario
Pisa 27 ottobre 1969
A Pisa, manifestazione antifascista contro il regime dei colonnelli greci. Gruppi sparsi di squadristi aggrediscono a più riprese cittadini antifascisti isolati senza che la polizia intervenga. La polizia carica i manifestanti del movimento, le forze dell'ordine attaccano un corteo di alcune migliaia di giovani che si dirigono verso il quartiere di S.Martino. Gli scontri durano fino a notte. Lo studente universitario Cesare Pardini di 22 anni viene ucciso da un candelotto lacrimogeno sparatogli contro dalla polizia a tiro teso ad altezza d'uomo ; numerosi altri manifestanti rimangono feriti. Vengono spiccati 12 mandati di cattura per adunata sediziosa, resistenza, violenza privata, lesioni aggravate, danneggiamento aggravato, detenzione, uso e trasporto di materiali esplosivi’ ; 5 manifestanti (3 operai e 2 studenti) sono arrestati e tradotti nel carcere di Livorno, gli altri 7 si rendono latitanti.
L'email di Pardo Fornaciari
"Salve,
sono capitato sul vostro sito guardando
notizie sull'uccisione di Cesare Pardini, Pisa 27\10\1969.
Sono uno degli arrestatii di quella sera;
all'epoca avevo 21 anni
Volevo precisarvi due o tre cose per
rendere più storicamente affidabile la notizia della pagina
http://www.lestintorecheamleto.net/pardini.htm senza che ciò vi
impegni ad alcunché, per carità.
Dunque, le cose cominciarono tre giorni prima (il 24), con una
scaramuccia tra noi e loro, che si rifugiarono nella sede MSI di Via
San Martino. Tra loro c'erano Giuseppe Niccolai ex combatt.
repubblichino, deputato MSI, e Lamberto Lamberti, picchiatore.
Proseguirono il 25, con assedio alla sede MSI e tentativo di
disinfestazione a mezzo molotov.
Quest'ultima sera vide la presenza di un certo numero di giovani
livornesi, ed il ferimento di alcuni poliziotti schierati a difesa
del locale infestato.
Il pomeriggio-sera del 27 ci fu la grande manif. indetta da sindacati
e Comune che non poterono tirarsi indietro.
Alla fine del comizio tornammo verso Via S.Martino, per completare la
disinfestazione, ma fummo ricacciati indietro verso i Lungarni, che
erano stati praticamente chiusi da sbarramenti di carabinieri (non di
poliziotti, chissà perché). Praticamente una trappola. Cesare fu
abbattuto sul Ponte di Mezzo.
Alla fine ci furon 8 arrestati dei nostri; tre lavoratori (un
materassaio, un pasticcere, un marmista disoccupato, di Carrara) ed
il resto studenti (non ne fo i nomi, in mancanza della loro
autorizzazione, ma li ricordo tutti con affetto sincero); fummo
tradotti al carcere San Giorgio di Lucca. 4 di noi in infermeria,
grazie al trattamento fattoci sia piazza che in questura, dove
operava almeno un ex paracadutista della Folgore, che chiamavano di
nome Mario, particolarmente affezionato ai miei capelli lunghi,
forse perché era calvo.
Ci furono anche 4 o 5 arrestati dei loro (non ricordo perfettamente),
tra cui il Lamberti di cui sopra; degli altri, ricordo solo due
fratelli di Barcellona Pozzo di Gotto (qualificati come studenti) che
per sbaglio vennero lasciati a passeggiare nel nostro stesso
cortiletto nel carcere di Lucca. Furono subito dopo trasferiti, non
so ancora spiegarmi il perché.
I quattro accusati di detenzione ed uso di armi ed esplosivi erano i
miei amici improvvidamente saliti in macchina con me; ci beccarono
mentre si tornava a casa, verso Livorno. Gli esplosivi e le armi
erano talmente detonanti, che dopo un paio di settimane ci
scarcerarono per assoluta mancanza di qualsiasi indizio o prova,
prosciogliendoci in istruttoria da qualsiasi accusa; probabilmente il
nostro proscioglimento servì per giustificare quello, speculare, nei
confronti dei fascisti.
Ah, qualche giorno dopo esser rientrato a casa, andai a salutare il
direttore del Tirreno di Livorno Carlo Lulli, che aveva titolato "Un
mitra nella Daf rossa" (era la macchina che guidavo). Poverino,
quando mi vide nel suo ufficio, non sapeva più dove guardare..."
Un caro saluto
Pardo
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