PALLOTTOLE DI STATO

di marco d'eramo

dal Manifesto del 24 luglio 2001

 

Vincenzo Napoli aveva 25 anni ed era un piccolo esercente di Licata in Sicilia; Afro Tondelli era fuochista a Reggio Emilia dove vivevano anche gli operai Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Lauro Ferioli e Marino Serri. Invece il mastromuratore Andrea Vella e il giovane manovale disoccupato Andrea Gangitano erano di Palermo, mentre il ventiduenne Salvatore Novembre era un disoccupato di Catania. Nomi sepolti dall'oblio, ma quarant'anni fa destarono una commozione simile e diversa da quella che oggi suscita Carlo Giuliani.
Era il 30 giugno 1960 quando a Genova si aprì il congresso del Movimento sociale italiano, partito da cui è nata l'attuale Alleanza nazionale. Dal 29 aprile di quell'anno sedeva a Palazzo Chigi Ferdinando Tambroni, il cui governo aveva ricevuto la fiducia grazie all'appoggio esterno dei fascisti. Genova è un città profondamente partigiana. Così il 30 giugno la Camera del lavoro di Genova proclama uno sciopero generale dalle 14 alle 20. Alle 15 e 30 partì il corteo, centomila persone. Gli scontri scoppiano improvvisi alle 17 e 30 dopo i discorsi ufficiali. Le camionette della polizia vengono date alle fiamme; i mitra strappati ai poliziotti e gettati su un grande rogo in Piazza De Ferrari: 80 agenti sono contusi, 36 feriti, i fermati una sessantina, i feriti civili in numero imprecisato".
Scioperano anche Milano, Livorno, Ferrara. Dopo vari tira e molla, i missini accettano di spostare il congresso da Genova. Ma il governo Tambroni cerca la rivincita.
Martedì 5 luglio a Licata il sindacato proclama lo sciopero generale contro la disoccupazione, la miseria e contro... lo spostamento di una centrale termoelettrica a Porto Empedocle. Gli scioperanti occupano la stazione ferroviaria, bloccano il traffico. Verso sera la polizia apre il fuoco, uccide il 25-enne Vincenzo Napoli. Altri 24 scioperanti rimangono feriti.
Il giorno dopo  Roma. Nonostante il divieto del prefetto, un gruppo di deputati del Pci e del Psi si reca a Porta san Paolo a deporre due corone alla lapide che ricorda i combattimenti del settembre 1943. Gli squadroni a cavallo caricano i deputati, ne trascinano alcuni per terra, ne feriscono altri, altri ancora sono manganellati.
 L'indomani, 7 luglio,  gli operai delle "Officine di Reggio Emilia" protestano contro il pestaggio di un ragazzo da parte della Celere. Il  pomeriggio 350 "celerini" armati di mitra e pistola affrontano così 300 operai in camicia. La prima jeep schiaccia Afro Tondelli, Subito dopo comincia la sparatoria e rimangono a terra: Ovidio Franchi ed Emilio Reverberi, Lauro Ferioli e Marino Serri.
L'indomani 8 luglio, poche centinaia di persone si riuniscono davanti al Politeama di Palermo. La polizia carica, i dimostranti rispondono a sassate, gli agenti estraggono i mitra e le pistole e uccidono Andrea Vella e Andrea Gangitano. Nello stesso giorno a Catania la polizia spara: muore Salvatore Novembre .

L'unica consolazione, se tale può dirsi, è che il 19 luglio cade il governo Tambroni.
Non sarà l'ultima volta che la polizia ucciderà un dimostrante: appena due anni dopo toccherà Giovanni Ardizzone schiacciato da un'altra camionetta della Celere. E poi Avola, Battipaglia, Serantini, Saltarelli, Varalli, Franceschi e così via per altri sedici assassinati, fino a Giorgiana Masi (1977).

Ecco, dopo 24 anni ci eravamo dimenticati della violenza di stato e delle brutalità poliziesche. Quasi quasi, prima di vederli in tenuta antisommossa, li avevamo perfino presi per una specie di servizio sociale.

In un certo senso, il comportamento del ministro Scajola e dei suoi prefetti rimette le cose a posto, pone fine a un'amnesia durata tutti questi anni. Perché è vero: no ricordavamo quanto bieche, stupide e maramalde potessero essere le forze repressive dello stato, ma loro si sono dimenticati di un fattore ancora più fondamentale, e cioè che niente favorisce la crescita di un movimento quanto la vile angheria e la repressione cieca.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Counter: cannot open counter file pallottole di stato.cnt because No such file or directory (errno=2)]